Parlo spesso con chi ha un B&B, un agriturismo, qualche appartamento sul lago d’Iseo o in Franciacorta. Quasi tutti mi dicono la stessa cosa: «Booking mi porta le prenotazioni, senza non lavorerei». Vero. E quasi nessuno mi sa dire, a memoria, quanto gli costa.
Il conto, fatto una volta per tutte
La commissione base di Booking in Italia è intorno al 15 %. Se aderisci ai programmi «preferito» o alla visibilità extra, sale al 17–18 %. Facciamo il conto con numeri prudenti, su una struttura piccola:
- 3 camere, 120 notti vendute all’anno ciascuna, 100 € a notte → 36.000 € di incasso lordo.
- Se il 70 % delle prenotazioni arriva da Booking → 25.200 € passano da lì.
- Al 15 %: 3.780 € di commissioni all’anno. Al 18 %: 4.536 €.
Sono soldi che escono ogni anno, in silenzio, per un servizio che — a cose fatte — ti ha portato il cliente una volta. Perché il punto vero è questo: la seconda volta che quel cliente torna, se ha solo Booking sotto mano, paghi la commissione anche sul cliente che era già tuo.
Non è «via da Booking». È «anche da te»
Non ti dirò di chiudere l’annuncio: le piattaforme portano gente che non ti avrebbe mai trovato, e va bene così. Il problema è quando non hai un posto tuo dove chi ti conosce già — o chi ti cerca per nome — possa prenotare direttamente.
Un sito fatto bene fa esattamente questo lavoro:
- La pagina che Google mostra quando cercano il tuo nome è la tua, non quella della piattaforma. Chi ti cerca ti trova, e trova il tuo prezzo, senza il 15 % sopra.
- Il cliente che è già stato da te torna dal sito: un’email a fine soggiorno, un biglietto sul comodino con il QR, e la prenotazione successiva è diretta.
- Il prezzo può essere lo stesso o migliore: le piattaforme impongono la parità di prezzo su alcune cose, ma niente ti vieta di offrire sul tuo sito una colazione inclusa, un check-out tardivo, una notte in più a metà. Il cliente sceglie te, tu tieni il margine.
Cosa serve perché funzioni davvero
Non basta «avere un sito». Serve che faccia tre cose bene, e che le faccia da telefono, perché otto persone su dieci prenotano da lì:
- Prenotazione o richiesta in un tocco. Un modulo semplice — date, persone, un messaggio — che arriva a te su WhatsApp o email in un secondo. Oppure un calendario vero, se vuoi la conferma automatica.
- Velocità. Se la pagina ci mette più di tre secondi, metà delle persone chiude. Foto pesanti e plugin di troppo sono i primi colpevoli.
- Google che ti trova. Nome, zona, che cosa offri, orari, recensioni: dati in ordine e una struttura pulita fanno la differenza fra comparire e non comparire quando cercano «agriturismo Franciacorta».
Cosa fare adesso
- Fai il tuo conto. Prendi l’incasso dell’anno scorso, moltiplica la parte arrivata da piattaforma per 0,15. Quello è il numero da cui parte ogni ragionamento.
- Guarda cosa esce cercando il tuo nome su Google. Se il primo risultato non è tuo, hai già un problema che un sito risolve.
- Metti il tuo sito nelle mani del cliente prima che vada via: QR sul comodino, riga in fondo alla mail di conferma, biglietto alla partenza. Costa niente, funziona.
Se vuoi, il conto lo facciamo insieme in dieci minuti, con i tuoi numeri veri. Ne parliamo?
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