Te ne accorgi quasi sempre per caso. Cerchi il nome della tua attività su Google, o te lo fa notare qualcuno, e sotto il tuo indirizzo compaiono titoli in giapponese, di prodotti che non hai mai venduto. Pagine che non hai mai scritto, su un sito che dal tuo computer sembra perfettamente normale.
Non è un errore di Google e non è una cosa che si sistema da sola. Ha un nome, in inglese Japanese keyword hack, ed è uno degli attacchi più diffusi sui siti fatti con WordPress e simili. A settembre, studiandolo, ho trovato decine di siti italiani colpiti dalla stessa campagna: palestre, negozi, associazioni. E su molti, quando li ho ricontrollati settimane dopo, le pagine erano ancora lì.
Cosa succede, in parole semplici
Qualcuno entra nel sito, di solito da un componente non aggiornato o da una password debole, e ci mette dentro migliaia di pagine nuove, generate in automatico, piene di parole giapponesi e di link verso negozi che vendono merce di marca, spesso contraffatta. Non gli interessa il tuo sito: gli interessa il tuo indirizzo, che Google conosce da anni e di cui si fida. Lo usa per spingere in alto i suoi negozi.
Il dettaglio che lo rende subdolo è che spesso queste pagine le vede solo Google. Il sito riconosce chi lo sta guardando: a te e ai tuoi clienti mostra la home di sempre, al robot di Google mostra le pagine giapponesi. Si chiama cloaking, mascheramento. Per questo i controlli online gratuiti, quelli dove incolli l’indirizzo e aspetti il verdetto, a volte danno il sito per pulito: guardano come guardi tu. L’ho visto succedere su siti che Google mostrava pieni di giapponese.
Il controllo da un minuto
- Apri Google in una finestra anonima e cerca
site:iltuosito.it(col tuo indirizzo, senza www e senza spazi dopo i due punti). - Scorri i risultati. Devono esserci le tue pagine, coi tuoi titoli. Se compaiono titoli in giapponese, in cinese o di cose che non vendi, il sito è stato violato.
- Se hai Google Search Console, lo strumento gratuito di Google per chi ha un sito, guarda alla voce «Problemi di sicurezza» e, nelle impostazioni, l’elenco «Utenti e autorizzazioni». Un proprietario che non conosci è un segno classico di questo attacco: chi entra si aggiunge da solo, per controllare come Google vede le sue pagine.
Se il controllo è pulito, bene: segnatelo e rifallo ogni tanto. Se non lo è, leggi il resto prima di toccare qualsiasi cosa.
Cosa non fare
- Non cancellare solo le pagine giapponesi. Sono il sintomo, non la causa. Se la porta da cui sono entrati resta aperta, tornano in pochi giorni.
- Non fidarti del «da me si vede tutto bene». È proprio quello che l’attacco vuole che tu pensi.
- Non aspettare che passi. Finché quelle pagine sono lì, Google associa il tuo nome a negozi falsi; nei casi peggiori avvisa chi ti cerca che il sito potrebbe essere stato violato, e i clienti trovano prima l’avviso di te.
Come si sistema
Il lavoro serio ha cinque passi, in quest’ordine: capire da dove sono entrati; togliere le pagine e il codice che le genera, che di solito è nascosto in qualche file del sito; chiudere la falla, con aggiornamenti, password nuove e componenti abbandonati tolti di mezzo; togliere da Search Console i proprietari estranei; e dire a Google che il sito è pulito, chiedendo di rileggere le pagine. Quest’ultima parte è quella che quasi tutti dimenticano: anche a sito pulito, i risultati in giapponese restano per settimane se nessuno li fa togliere.
Le prime cose da fare, se te ne accorgi adesso, le ho scritte in Sito hackerato: cosa fare nelle prime due ore. Se vuoi che me ne occupi io, è il Pronto soccorso sito: diagnosi a prezzo fisso, costi scritti prima di partire e, alla fine, una relazione in italiano su cosa è successo e cosa è stato fatto.
Cosa fare adesso
- Cerca
site:iltuosito.itsu Google, da una finestra anonima. Un minuto, e sai com’è messo il tuo sito agli occhi di Google. - Se hai Search Console, guarda chi ne è proprietario. Ogni nome deve essere il tuo o quello di chi ti segue.
- Chiedi a chi gestisce il sito quando è stato aggiornato l’ultima volta. L’ingresso, quasi sempre, è un componente fermo da mesi.
Se hai trovato qualcosa che non ti torna, mandami il link su WhatsApp: la prima verifica è gratuita, a voce.
LILLUSTRATORE